Giro organizzato da Andrea Scagni.

Foto di Andrea Scagni: http://silvandy1.magix.net/album/tutti-gli-album/%21/oa/7296190/

Impressioni di Massimo Conter:

Partenza col botto per questo giro nella Valle dell'Orco nei pressi di Chivasso. Scesi dal treno e dopo ottima colazione nei bar del centro, il capogita ci guida tra le superstrade, tangenziali ed autostrade della zona con l'evidente intento di mostrare ai partecipanti quanto poco sia sviluppata la rete ciclistica.
Dopo aver visto l'Orco ed aver imboccato la carrareccia che ci condurrà a costeggiarlo ecco il botto! Ritardato, nella forma di un gruppo di cacciatori che trascinano un povero cinghiale colpito a morte. Alcune timide rimostranze ambientaliste da parte nostra, i volti stanchi e inespressivi dei cacciatori a rinforzare l'idea che la caccia praticata nell'anno 2015 sia solo inutile.
Si procede a passo spedito all'interno dei boschi che si sviluppano lungo il corso del torrente, si arriva al promesso guado che sconfigge ed inzuppa solo una di noi, sbeffeggiata poi per tutto il resto della giornata per i suoi poveri piedini umidi e freddi, ed infine dopo una quindicina di kilometri giungiamo alla meta culturale della gita: la cattedrale di San Benigno. Qui ci ricongiungiamo con lo sparuto gruppetto che ha scelto il percorso stradale ed entriamo nella chiesa al seguito di una guida dell'associazione che si occupa del recupero e della valorizzazione di questi luoghi. Veniamo così a scoprire che da questo piccolo villaggio un tempo passavano santi, re, futuri papi ed è un peccato dover rinunciare per motivi di tempo alla visita completa degli scavi. All'uscita dalla cattedrale, salutando la guida veniamo anche a sapere che l'origine del nome Orco "che ricorda proprio le intemperanze che il corso d'acqua ha avuto in diverse occasioni nel passato" era solo un'invenzione del nostro capogita per attirare partecipanti. Forse. Orco in realtà deriva dal canavesano Eva d'òr ovvero Acqua d'oro per via della presenza nel letto del torrente di pagliuzze del prezioso metallo.
Ci separiamo nuovamente dagli stradisti e ci infiliamo nei boschi per raggiungere velocemente il luogo dove pranzeremo: Feletto. Questa ridente cittadina probabilmente non è al massimo del suo splendore in una domenica nuvolosa di primo autunno, ma la fame e la presenza di un bar, precedentemente allertato del nostro arrivo dall'efficientissimo capogita, ci facevano chiudere un occhio su questi dettagli. Assaltati i tavolini ci rendiamo subito conto, da milanesi abituati a ben altri locali, del fatto che probabilmente non avevano mai avuto tanti clienti (eravamo una ventina) in una volta sola. Ma si partecipa a questi giri per la compagnia, per pedalare e vedere luoghi nuovi e piacevoli, si può sorvolare su qualche indecisione nella gestione degli ordini e sul fatto che dopo poco gli ingredienti dei "nostri" panini hanno cominciato a terminare: "pomodori? terminati. insalata? terminata. tonno? terminato." Qualche sguardo di disappunto ma dopo aver pedalato ci si adatta a tutto.
Finite le scorte del bar rimontiamo in sella, ci dividiamo nuovamente dagli stradisti, cui si aggiunge quella coi piedini freddi e bagnati, imbocchiamo delle strade bianche che attraversano estesi campi di mais ed infine, non senza una foratura di chi scrive ed il recupero di un gruppetto attardatosi per motivi oscuri, arriviamo nuovamente nei pressi del torrente.
Si pedala a ritmo sostenuto con qualche sosta per ricompattare il gruppo. Purtroppo ci tocca incontrare un'altra coppia di cacciatori uno dei quali, incurante della nostra vicinanza, si mette a sparare ad un fagiano spinto da un cane fuori da un campo di granturco. Alle rimostranze nostre, meno timide di quelle della mattina, il cacciatore ci ignora con motivazioni molto forti: "Sono arrivato prima io!" Lo lasciamo al suo destino, tifando ovviamente per fagiani e cinghiali.
Giungiamo infine di nuovo a Chivasso, questa volta lungo strade piu' a misura di ciclista, e saliamo sul treno per Milano nelle solite condizioni da sfollati.
Grazie ad Andrea per la passione e l'impegno nell'organizzazione di questi giri in MTB. Attendiamo, senza trattenere il fiato, il suo reportage fotografico.

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